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Chi era Ildegarda

07/04/2010 : 00:59

ILDEGARDA di BINGEN

“una piuma mossa dall’alito di Dio”

In una lettera per l’ottocentesimo anniversario della morte, Papa Giovanni Paolo II salutò in Ildegarda di Bingen la "profetessa della Germania", la donna "che non esitò a uscire dal convento per incontrare, intrepida interlocutrice, vescovi, autorità civili, e lo stesso imperatore (Federico Barbarossa)".

E al genio di Ildegarda farà ancora cenno nell’enciclica sulla dignità femminile - Mulieris Dignitatem.
Per l’epoca in cui è vissuta, Ildegarda di Bingen è stata una monaca controcorrente e anticonformista; occupandosi di teologia, musica e medicina, ha lasciato alcuni libri profetici - lo Scivias (Conosci le vie), il Liber Vitae Meritorum (il Libro dei meriti della vita) e il Liber Divinorum Operum (il Libro delle opere divine) - e una notevole quantità di lavori musicali, raccolti sotto il nome di "Symphonia harmoniae celestium revelationum”.
 
Un notevole contributo diede pure alle scienze naturali, scrivendo due libri che raccoglievano tutto il sapere medico e botanico del suo tempo e che vanno sotto il titolo di "Physica" ("Storia naturale o Libro delle medicine semplici") e "Causae et curae" ("Libro delle cause e dei rimedi o Libro delle medicine composte"). Una posizione centrale nel pensiero di Ildegarda la occupa la Viriditas, l’energia vitale intesa come rapporto filosofico tra l’uomo - con le sue riflessioni e le sue emozioni - e la Natura, preziosa alleata anche per guarire dalle malattie.

Per quanto riguarda i suoi doni visionari, Ildegarda definiva se stessa come  "una piuma mossa dall’alito di Dio".

Iniziò a parlare e a scrivere delle sue visioni (che definiva visioni non del cuore o della mente, ma dell’anima) - solo intorno al 1136 quando aveva ormai quasi quarant’anni. La fama di Ildegarda si estese per tutta Europa quando il Papa Eugenio III, su richiesta di Bernardo di Chiaravalle, riconobbe ufficialmente il suo dono di profetessa durante il Sinodo di Treviri (1147) e le dette l’imprimatur per lo Scivias, la prima opera che racchiudeva le sue visioni.

Fedele anche al significato del suo nome, "protettrice delle battaglie", fece della sua religiosità un’arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo. Non ebbe timore ad uscire dal convento per conferire con vescovi e abati, nobili e sovrani d’Europa che le richiedevano consigli spirituali.

Consacrata finalmente Dottore della Chiesa, dopo secoli, viene festeggiata il 17 settembre, il giorno della sua morte che le fu predetto in una delle sue ultime visioni.

Ildegarda ha lasciato al mondo una eredità preziosa, non solo conoscenze scientifiche e opere musicali straordinarie, ma più di tutto una visione unitaria dell’uomo e dell’universo che diventa urgente recuperare.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13/05/2015 - 08:14

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