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Il linguaggio dimenticato dei Simboli, dai Sogni ai Cerchi di Grano

23/01/2016 : 16:04

               Il linguaggio dimenticato dei Simboli: dai Sogni ai Cerchi di Grano

Durante  il giorno percepiamo la realtà in modo frammentario e incompleto in quanto filtrata attraverso i nostri pregiudizi, i nostri schemi mentali, le nostre paure e ferite. Mentre crediamo di notare tutto (Prima Attenzione), abbiamo dentro di noi un’altra capacità di attenzione (Seconda Attenzione) che registra tutte le cose scartate dall’attenzione normale; le immagazzina, le rielabora e ce le ripresenta attraverso intuizioni, coincidenze, sogni, messaggi simbolici. Cosi, per avere un quadro globale e non più parziale della nostra realtà, per comprendere la nostra verità profonda e quella degli altri esseri con cui siamo in relazione, dobbiamo lasciare che sia la Seconda Attenzione e a illuminare gli angoli bui e a rivelarci i colori meravigliosi della nostra vita. I sogni sono un fenomeno della Seconda Attenzione. Quando dormiamo e sogniamo, il nostro emisfero destro si attiva notevolmente, mentre è più passivo durante lo stato di veglia.  Chiamato anche cervello “silente”, esso processa le informazioni oniriche in modo analogico, tramite metafore, immagini e simboli piuttosto che attraverso parole e concetti, peculiari dell’emisfero sinistro. Questo codice di rappresentazione simbolica rappresenta uno scoglio per la maggior parte delle persone, scoraggiandole dall’interessarsi ai loro sogni. Una certa pratica e confidenza con il linguaggio simbolico e metaforico si rende necessaria per saperli decifrare. In realtà questo linguaggio non ci è estraneo  dal momento che in ognuno di noi esiste già una dimensione creativa e intuitiva che lo utilizza naturalmente. È la dimensione degli artisti, dei poeti, dei bambini,  di chi vive a stretto contatto con la Natura, degli Aborigeni…  Erich Fromm scrisse che il linguaggio simbolico è quell’ «unico linguaggio universale che la specie umana abbia mai creato, linguaggio dimenticato dall’uomo moderno, ma che detta la sua grammatica e la sua sintassi, le medesime, sia ai miti che alle fiabe e ai sogni, e cioè a quel complesso di creazioni che costituiscono una delle più importanti fonti di saggezza, cioè il mito, e insieme al pozzo degli strati più profondi della nostra personalità». 

I simboli sono informazioni codificate – a volte in forme molto ricche,altre volte essenziali – che trasmettono messaggi in modo immediato e intuitivo, e cioè senza passare attraverso un’analisi concettuale. Le nostre interpretazioni rimangono comunque personali e soggettive. Non è possibile che due individui, per quanto intimi possano essere, attribuiscano lo stesso significato alla medesima immagine o allo stesso simbolo. Li interpretiamo tramite associazioni del tutto personali e si caricano del significato che essi assumono nella nostra storia  personale.  Ogni cosa, personaggio, luogo, azione, parola  del sogno ha una valenza simbolica. Rappresentano ciò che sono nella realtà di veglia, ma non solo. Rappresentano anche la relazione che abbiamo con questi aspetti della nostra vita quotidiana, come li percepiamo.  Inoltre vi sono simboli appartenenti ad un livello molto profondo. Sono rappresentazioni originarie e universali, radicate nell’esperienza dell’intero genere umano (da oriente a occidente) e comuni a tutti gli uomini. Jung li ha chiamati “archetipi dell’inconscio collettivo” (es. Sole, Fuoco, Terra, Madre, Montagna ecc.) Così come l’amore, la nascita, la creazione, la distruzione, la morte, la trasformazione  sono alcune esperienze archetipiche condivise da tutti gli esseri umani. Tra questi si inseriscono anche i simboli collettivi come quelli associati alla nostra Ombra (la parte di noi che non vediamo e che, quindi, sta in ombra): un aspetto non accettato di noi stessi può apparirci sotto forma di mostro, diavolo, acque putride, scassinatore oppure attraverso una rappresentazione collettiva come la figura di un Hitler, di un Dittatore.

L’espressione della nostra totalità, chiamata Anima, Saggezza profonda o Sé superiore, può assumere le sembianze di un sacerdote, un monaco, una vecchia saggia, uno sconosciuto misterioso, un angelo, un guru, un animale saggio, una energia radiante,  un dio, una dea, Cristo, Buddha.

Altri simboli derivano da aspetti più culturali. Il colore rosso nella nostra cultura occidentale può rappresentare sia un pericolo, un divieto, un fermarsi (semaforo rosso) sia il sangue (vita o morte); per altri versi, è anche associato alla sessualità, alla passione (rose rosse) e alla scelta dell’incarnazione per i Buddhisti. 

Degni di nota sono anche i misteriosi cerchi nel grano, che ci ripropongono, tramite meravigliose e precise geometrie, i segni di un linguaggio eterno che abbiamo dimenticato. Questo fenomeno, esteso in tutto il mondo, ci colpisce per l’universalità dei suoi simboli (cerchio, stella, spirale, occhio, ank ecc.). Messaggi in codice da altre forme di intelligenza? Scherzi da ingegneri burloni? Non importa tanto il disquisire sulla loro origine quanto il comprendere l’impatto che producono sul nostro immaginario. Se questo fenomeno continua a ripetersi con una certa costanza – sembra anche attraverso i secoli – non possiamo più ignorarlo o sminuirlo. È un qualcosa che ci “parla”, come il sogno,  e ci “trasmette” un messaggio che bypassa la nostra razionalità per toccare la nostra anima collettiva. La questione rimane aperta e piena di sorprese!  

©Marie Noelle Urech

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 23/01/2016 - 17:21

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