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casi risolti con Ccms

 Un caso di claustrofobia

Una infermiera di 58 anni, Anna chiese un consulto per risolvere un suo problema con gli spazi chiusi. La cosa era molto vecchia, blanda all’inizio ma si era acutizzata nell’ultimo anno al punto che non prendeva più l’ascensore, né riusciva più ad entrare in sala operatoria. Infatti aveva chiesto di cambiare mansione all’ospedale per evitare le occasioni di sentirsi male. Inoltre doveva subire un intervento al naso per raddrizzare l’assetto nasale ed era terrorizzata all’idea di non potere più respirare, di soffocare. Il primo obiettivo era di riuscire a fare l’intervento senza più la paura di morire soffocata. L’intensità sulla Scala Sud era oltre 10. La sensazione era che le mancasse l’aria e che potesse  morire soffocata. Abbiamo iniziato da lì, dai sintomi fisici e dall’ultima volta che aveva avuto una “crisi”.  Dopo 40 minuti in cui applicai alcune tecniche specifiche per le fobie insieme a visualizzazioni mirate,  Anna aveva scaricato un peso enorme, e riusciva a respirare in maniera profonda, la scala Sud era 0. Si sentì meglio al punto di confermare la data per l’intervento. La settimana dopo, mi mandò un messaggio whatsapp dall’ospedale, dicendo che era andato tutto bene e che non aveva avuto alcun sintomo di claustrofobia, e che respirava molto bene, che si sentiva rigenerata! Tornò da me ancora una volta per la fobia specifica dell’ascensore, che si risolse anch’esso in un solo incontro. Ora ovunque prende l’ascensore senza problemi.

Uno studente con difficoltà di studio

Tommaso, un ragazzino di 15 anni venne da me accompagnato da sua madre perché improvvisamente il suo rendimento scolastico, da medio era diventato scarso, non riusciva più a seguire la scuola, aveva difficoltà a studiare e a memorizzare, i voti erano bassi, rischiava di ripetere l’anno. L’obiettivo era di superare l’anno senza ripeterlo. Quello che emerse nella prima sessione era la sua scarsa autostima, i pensieri che lo attraversavano di continuo erano: “non sono capace, non sono all’altezza, credono tutti che sono stupido”, Scala SUD 9 con una sensazione di peso sulle spalle. La prima seduta,  focalizzata sui suoi successi passati,  sportivi e non,  lo aiutò a cambiare la prospettiva di sé stesso. A seguito di questo primo intervento, ebbe una interrogazione soddisfacente a scuola. Ovviamente, bisognava andarci più a fondo e nei nostri incontri successivi (altri due), emerse che la sorella, una ragazza brillante di 2 anni più grande riceveva molta attenzione e complimenti da parte del padre. Una ragazza che aveva facilità con tutto quello che intraprendeva, mentre Tommaso si sentiva come se le mancasse una marcia ogni qualvolta il padre lo rimproverava di non fare abbastanza, dicendogli che era pigro, paragonandolo sempre alla sorella. Si sentiva di deludere profondamente i genitori, il padre in particolare.  Tommaso imparò ad accettarsi per quello che era, senza dovere essere inquadrato dal giudizio altrui.  Imparò una tecnica di comunicazione avanzata per affermarsi agli occhi del padre e chiedergli di accettarlo per quello che era e non per come doveva essere ai suoi occhi. Il padre si commosse profondamente e cambiò atteggiamento verso il figlio, incoraggiandolo di più. Tommaso riuscì a passare l’anno scolastico con risultati sorprendenti agli occhi degli insegnanti.

Sotto alla punta dell’iceberg

Gaspare uno studente universitario di 20 anni soffriva di crisi di panico che lo impedivano di entrare nell’aula sovraffollata dell’università insieme agli altri studenti.  Doveva rifugiarsi in bagno e lavarsi il viso con l’acqua fredda e calmare i tremori nelle gambe. L’obiettivo primario era di potere continuare a frequentare l’università come tutti gli altri studenti e laurearsi. Gaspare ha un fisico snello, occhi luminosi, una sensibilità tale che arrossisce facilmente, le mani lunghe e delicate da intellettuale.  La Scala Sud era 10 e siamo partiti dall’ultima crisi che ebbe la scorsa settimana prima di presentarsi per un esame.  Nella prima seduta, emerse un ricordo di lui a 3 anni, che si era perso nel supermercato in un momento in cui la madre era distratta. Lui si perse nei meandri degli scaffali e reparti, senza più trovare la madre e rimase terrorizzato da questi spazi che apparivano enormi per il bambino di 3 anni che era. Alla fine la madre lo ritrovò, ma lui incamerò questa esperienza traumatica. In qualche modo la sensazione di smarrimento provato all’università gli ricordava gli spazi del supermercato dove si era perso. Dopo la prima seduta, si sentì meglio e riuscì ad entrare nell’aula.  Ma questo era soltanto la punta dell’iceberg. Nelle sedute successive (altre 3), in cui trattai la memoria traumatica del supermercato, emersero altre informazioni molto importanti che necessitarono di altre sessioni.  L’indirizzo universitario era stato deciso per la volontà del padre, militare. In realtà Gaspare avrebbe voluto lavorare subito nell’ambito dell’informatica di cui era appassionato e creare una sua attività propria con un socio, ma non voleva dispiacere a suo padre. Inoltre Gaspare aveva anche una fidanzatina, ma era una relazione molto tiepida, ma non voleva lasciarla per paura di farla soffrire e di essere considerato un debole agli occhi della sua famiglia.  Queste informazioni misero la pulce nel mio orecchio. Nel corso delle sessioni successive, emerse che quando  Gaspare aveva 9 anni, la sorella di 12 anni, lo coinvolse in giochi sessuali esplorativi abbastanza spinti al punto che Gaspare ne rimase traumatizzato. Da allora, considerò il corpo femminile come una trappola insidiosa e disgustosa. Infatti con la fidanzata, pur sentendo molto affetto per lei,  era bloccato da un punto di vista sessuale. Inoltre il padre, militare, aveva una visione patriarcale e sessista. Per essere un uomo, il figlio doveva dimostrare la sua virilità, doveva essere un duro, doveva studiare,  andare a donne, essere inquadrato in un certo modello. In realtà Gaspare, quando diventò adolescente si sentì più attratto dai ragazzini  che dalle ragazzine della scuola, un genere di attrazione proibito nei canoni sociali della famiglia in cui viveva e che cercò di negare e di combattere mentalmente.  Le sessioni successive lo aiutarono ad affrontare con la sua famiglia e con la fidanzata il tema della sua omosessualità nascosta e di osare uscire allo scoperto. Parlò anche dell’episodio con la sorella che aveva sentito  come una svolta nel suo indirizzo sessuale.  La notizia fu un fulmine a cielo sereno, ma l’amore prevalse. Gaspare ha lasciato l’università e ha seguito la sua vera natura, ed è sicuramente più felice sentendosi accettato

Una seconda vita

Francesca, una signora di 64 anni si rivolse a me per una serie di situazioni in cui si sentiva bloccata, con un forte dolore alle spalle che le bloccava anche le braccia. Si era separata dal marito da circa un anno, e con cui aveva adottato in passato due bambini stranieri che da adulti ebbero problemi con la giustizia per alcool e droga. Col marito, la relazione era di tipo padre padrone finché lei non ebbe il coraggio di allontanarsi da lui e,  a 63 anni, di chiedere il divorzio.  Nella prima seduta, abbiamo lavorato subito sul messaggio del corpo e sul dolore alle spalle che le tagliava il soffio e la bloccava nei movimenti. Accertata l’assenza di fattori fisici e traumatici -era chiaro che il corpo rendeva visibile un dolore dell’anima e della mente - il dolore era a 10 e si manifestava ogni volta che aveva una comunicazione con il marito o con uno dei figli che si trovava nei guai all’Estero. Alla fine della seduta, il dolore era scemato a 1, il respiro era ampio e poteva muovere le braccia e la testa senza soffrire. La cliente poté recuperare anche un sonno più tranquillo e più lungo. Nelle sedute successive, affrontammo la relazione col marito, una rapporto di totale sudditanza da parte di Francesca che si annullava completamente davanti alle decisioni del marito. Il problema che mi presentò era la vendita della casa intestata a lei e dove avevano abitato finché lei non avesse richiesto la separazione.  Questa casa non si riusciva a vendere! Si sentiva angosciata all’idea di non potere recuperare una somma che le avrebbe permesso di vivere più tranquilla e in autonomia. Una serie di tecniche energetiche volte a rafforzare la sua autostima,  e di visualizzazioni mirate da fare a casa per 21 giorni,  sbloccarono la situazione. Quando ci incontrammo per la quarta seduta, la casa era venduta! Un’altra dimostrazione di come cambiando i nostri schemi mentali possiamo capovolgere le situazioni! Ovviamente, ci sarebbe ancora la relazione con i figli adottivi da trasformare, altre cose da riequilibrare e saranno necessari altri incontri. Bisogna lavorare sulle priorità che ci presenta il cliente.  Nel caso di Francesca, la priorità era il dolore, poi l’autostima e l’autonomia economica. Il perdono e il lasciare andare saranno le tappe successive che coroneranno il coraggio di rimettersi in gioco, anche a 63 anni.

Una relazione difficile

 Angelina si presentò da me in uno stato di ansia e mi raccontò della sofferenza derivante dal rapporto conflittuale con il compagno Gilberto, una convivenza iniziata 2 anni fa.  La sua postura era con le spalle in avanti, teneva gli occhi bassi e la voce era debole al punto che le dovetti chiedere di ripetere alcune frasi. Nonostante lei volesse molto bene al compagno e credesse nella relazione,  ogni tanto egli le mancava di rispetto, l’umiliava davanti agli amici o la criticava.  Questo le faceva provare  molta  rabbia nei confronti del compagno e da lì siamo partite,  così come dalle sensazioni  di chiusura alla bocca dello stomaco e dalla tachicardia che la svegliava di notte, con un senso di oppressione.  L’obiettivo che Angelina si prefisse  era imparare a rispettarsi e a farsi rispettare dal compagno.  Riportando la cliente all’episodio più recente di discussione con il partner,  il livello di intensità sulla scala SUD era 8. Le credenze emergenti erano “faccio tanto e non sono riconosciuta”,  “non sono rispettata”,  “non merito rispetto”.  Partendo da eventi recenti, la cliente poté sfogare le sue emozioni, piangere e rilassare il corpo. L’emozione nuova che emerse era la tristezza all’idea che se non facesse nulla, il rapporto si sarebbe concluso. Questo la riportò alla sua infanzia  in cui sua madre si era costretta in una relazione difficile con il marito violento per paura di non avere supporto economico se lo avesse lasciato.  Questi aspetti furono esplorati in altre due sedute successive  insieme ad altre memorie emozionali legate ad altre situazioni sentimentali deludenti del passato. Sin dalla prima seduta,  Angelina si sentì sollevata e più fiduciosa,  più determinata a seguire questo percorso per  rispettarsi veramente e farsi rispettare. La tachicardia notturna e la sensazione di chiusura allo stomaco scomparirono del tutto dopo la prima seduta.  Alla fine del percorso (3 sedute in totale), Angelina aveva vissuto una profonda trasformazione, il viso era luminoso, lo sguardo era più aperto, le spalle dritte, la voce più forte. Aveva affrontato Gilberto con una tecnica di comunicazione assertiva che le avevo insegnato. Il compagno rimase molto male nell’ascoltarla con una autorevolezza completamente nuova. Si scusò e decise di esplorare anche lui il motivo dei suoi atteggiamenti critici. Nel tempo, la relazione cambiò e raggiunse un nuovo equilibrio. Ma l’aspetto più importante fu la nuova consapevolezza di sé che Angelina acquisì e  che non favorì più alcuna situazione simile, non permettendo più a Gilberto di mancarle di rispetto. Questa nuova consapevolezza e cambiamento d’atteggiamento dette una svolta alla sua vita e alla relazione .

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