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le parole che guariscono

(Illustrazione di Luana De Falco)

Le parole che usiamo hanno un potere immenso nelle nostre vite e in quelle degli altri. Sono veicoli di energia e di potere. In greco “Logos” è la  parola come espressione di un pensiero e si  carica di altri significati importanti come  mediazione tra il divino e il mondo, immagine del Divino, forza vitale che regge gli elementi e altri significati filosofici. La parola crea e distrugge. Quando critichiamo qualcuno, lo annulliamo; quando gli diciamo “ti amo”, creiamo un nuovo universo. Purtroppo mi confronto spesso con medici che usano parole di morte e di impotenza quando danno le diagnosi. Non si rendono conto che le parole che utilizzano creano un destino al paziente, avendo la valenza di una profezia.  Proiettano sul paziente la loro propria frustrazione e impotenza, la limitazione imposta dall’industrializzazione della medicina e dove il fenomeno umano non ha più posto, diventando un oggetto (sia il medico che il paziente).  Alcuni medici, memori del giuramento di Ippocrate, sanno invece l’effetto delle parole che dicono e le scelgono, ben consapevoli di destare speranza e voglia di vivere nei loro pazienti, di accompagnare un processo di guarigione.  “Non possiamo nutrire false speranze” dicono per giustificare l’aridità e il freddo delle loro sentenze. Questo atteggiamento riflette il fallimento di un certo tipo di medicina sistematizzata, burocratizzata e dominata dall’hybris e dove ogni compassione e umanità è assente.  Quando togliamo la speranza a qualcuno, lo condanniamo a morte certa. Dove si arena la medicina, inizia qualcosa su cui essa non ha controllo: il fattore umano ovvero le ragioni per vivere, l’amore, la capacità di credere che guarire sia possibile, la resilienza. Numerosi casi di guarigione si sono verificati in persone per cui la medicina non poteva più nulla, ma le parole che hanno ricevuto erano parole di speranza e di potere.

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