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Cantare la creazione

La musica è sempre stata una estensione e un veicolo della spiritualità.  Il canto e la musica sono il mezzo di espressione diletto da Ildegarda per cui il suono è il primo atto della creazione, è il Verbo con cui Dio ha posto in essere il mondo. La creazione è sinfonia che ha dato impulso al movimento circolare delle sfere ed ai cori angelici, che riecheggiano il suono divino.  Nei suoi scritti visionari molte sono le immagini ispirate alla musica. La creazione musicale rievoca lo stato paradisiaco originario dell’uomo, la perfetta unità tra anima e corpo. Per quanto il dramma esistenziale dell’uomo ebbe inizio da una frammentazione, da un “errore”,  grazie alla voce e agli strumenti,  il corpo è  chiamato a risvegliare la sua anima sinfonica e può  reintegrare l’unità ed armonia originaria.   Istruita dalla sua madre spirituale Jutta,  Ildegarda  imparò a cantare i Salmi prima ancora di scrivere. Secondo l'ordine di San Benedetto, infatti, i monaci cantavano la messa otto volte al giorno, iniziando la mattina alle due e chiudendo il giorno alle nove di sera. Attraverso un'apertura nel piccolo coro, le monache potevano partecipare alle funzioni. Ogni tre ore, lei aveva così la possibilità di sentire la relazione tra parole e toni, di decifrare le otto modalità e, di questa ripetizione continua nel corso degli anni, le rimase un'impronta indelebile. Infatti, la maggior parte delle sue opere  furono scritte come preghiere per la liturgia e si distribuivano sulle otto ore canoniche. Otto volte al giorno si creava l'opportunità di incontrare Dio, cantando salmi ed inni.  Nonostante la condanna esplicita dell’uso della voce femminile e degli strumenti musicali, etichettati come elementi disturbatori  (quindi diabolici),  che distraevano dalla vera musica celestiale, spiccano l’originalità e l’ audacia di Ildegarda nel trascendere alcuni limiti dei canoni musicali di allora. Nelle sue opere iniziali,  usò solo una voce solista (plainchant) senza accompagnamento ma introdusse in seguito alcuni strumenti, sottolineandone il simbolismo: il tamburello per ispirare la disciplina al corpo; il flauto per ricordare il fiato dello Spirito; la tromba personificava la voce possente e chiara dei profeti mentre gli strumenti a corda rammentavano la condizione dell'anima che, imprigionata nella materia, lotta per la luce. L’arpa, invece, riportava il pensiero alle origini divine dell'uomo; il salterio simbolizzava il matrimonio tra la terra e il cielo e l'organo era lo strumento che, in virtù delle sue numerose armonie, eccelleva nel creare comunione tra gli esseri.  Le composizioni musicali di Ildegarda, sia per l'aspetto melodico che per la poesia dei testi, rivelano una piena padronanza della tecnica vocale e notevole originalità portando il melisma,  un’ornamentazione melodica, che consiste nel cantare un gruppo di note ad altezze diverse su un’unica sillaba del testo,  alla sua più alta espressione.  Che l’ascoltiate per la prima volta, o  che l’apprezziate in quanto musicisti, i  canti di Ildegarda lasciano sempre un segno nel corpo, nell’anima e nel cuore.

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