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La Medicina della luce di Ildegarda

IL NOSTRO CORPO E’ LUCE

Per comprendere i meccanismi “sottili” della guarigione, affacciamoci innanzitutto all’affascinante campo della luce. I mistici di ogni tempo hanno esperito la luce come tessuto dell’universo, l’essenza ultima da cui tutta la creazione è formata.

Quindi la nostra natura è la luce, dalla luce veniamo, ad essa torniamo. Lo estrinsechiamo nel linguaggio quando usiamo espressioni cariche di significato come “venire alla luce”, “dare alla luce” per descrivere l’atto della nascita di un essere umano oppure “portare alla luce” nel senso di fare emergere qualcosa di potenziale o nascosto. Davanti alla morte, usiamo espressioni come “luce eterna”, “è andato nella luce”.

Per Ildegarda questo campo vitale e luminoso è la presenza della vita nella forma, è l’espressione stessa della Viriditas. Ne troviamo la raffigurazione nella pittura medievale, con le figure di santi o esseri carismatici avvolti in ovoidi luminosi attorno al capo e al corpo.

E, come tale, Ildegarda non esitò a utilizzare questo carisma emanandolo attraverso le mani e la preghiera per operare guarigioni, come documentato nella sua Vita. Il corpo di luce è sempre stato percepito con la vista e misurato con le mani da uomini medicina, sacerdoti, guaritori, sciamani di tutti i tempi.

Ancora oggi guaritori sparsi su tutti i continenti sono in grado di percepirlo e di ri-equilibrarlo con le loro doti particolari. Il progresso tecnologico ci ha permesso di costruire macchinari quantistici in grado di misurarlo e di renderlo visibile agli occhi fisici.

Sappiamo oggi che questo campo luminoso emette frequenze che possono alterarsi in condizioni di malattia o di grande stress. I punti più luminosi del corpo umano corrispondono a quelli noti per l’applicazione dell’agopuntura. Il fisico tedesco Fritz Popp giunse alle stesse conclusioni con la sua ricerca sui biofotoni: «oggi sappiamo che l’uomo, in sostanza, è un essere di luce. E la scienza moderna di fotobiologia sta attualmente dimostrando questo. In termini di guarigione, le implicazioni sono immense».

L’equilibrio psicofisico e lo stato di guarigione dipendono fondamentalmente dalla coerenza delle frequenze di questo corpo di luce. Ciò che mangiamo, facciamo, sentiamo e pensiamo ha dirette ripercussioni su questo campo. L’Arte della cura proposta da Ildegarda, sperimentato già dalla Medicina Araba e Ebraica, dalla Scuola Medica Salernitana, e prima ancora dalla scuola medica di Ippocrate, combina due percorsi: curare il tangibile e l’intangibile, ovvero curare il corpo fisico e il corpo di luce, in quanto la nostra natura è la Luce e si manifesta attraverso questi due aspetti.

Per curarci, possiamo percorrere due vie: la via atomica e solida dei rimedi, del cibo e degli integratori, degli interventi chirurgici, e la via ondulatoria e sottile a livello quantistico come l’omeopatia, l’agopuntura, la pranoterapia, l’acqua informata, la radionica, la musica, la danza, i fiori, la meditazione, la preghiera.

Stiamo assistendo alla nascita di un modello di pensiero più aperto, i cui paradossi, una volta insormontabili, possono coesistere e rappresentare diverse percezioni dell’unità che sottintende l’universo e il campo delle esperienze umane, dalla fisica alla metafisica. La Luce è stata la grande Maestra di questa ricerca millenaria e continuerà ad esserlo, svelandoci i suoi misteri man mano che saremo in grado di accoglierli.

Marie Noelle Urech

 

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