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Dove un confronto sulla guerra diventa una guerra d'opinioni

Una settimana fa, sul Lago Maggiore, mi ritrovai ospite da una coppia di due cari amici che non vedevo da tempo. Ahimé, la conversazione scivolò sulle preoccupazioni per la guerra in Ukraina e sulle colpe degli uni e degli altri. Presto mi resi conto di quanto dei punti di vista diversi possono mettere a dura prova l’amicizia, e di come i media e le varie propagande fanno un subdolo lavoro di condizionamento mentale,  negando la possibilità di un confronto critico, di uno scambio costruttivo. Per poco, questa discussione sulla guerra non è finita in una guerra ideologica, in quanto ebbero la meglio il bene e la stima.  Per un po’mi sono sentita condannata senza appello, senza la possibilità di esprimere liberamente un mio pensiero super partes. In effetti, senza entrare negli accadimenti,  tentavo di fare un discorso di portata filosofica sull’insensatezza della guerra, sul fatto che nessuna guerra può essere giusta, democratica, o servire la pace come ci viene indottrinato!  E’ possibile fare ancora finta che le nazioni non siano le pedine sacrificali mosse da pochi poteri finanziari che giocano a destabilizzare i mondi per ricostruirne dei nuovi? Il gioco della guerra si fa al tavolino tra pochi, ingannandoci sulle sue vere motivazioni. Da quando esistono le prime comunità organizzate e civiltà, tutta la storia umana si è costruita sulle guerre: Alessandro Magno, Cesare, le Crociate, Gengis Khan, l’Impero ottomano, Napoleone…Tutte mosse in nome di Dio, della giustizia, per difesa, per appropriarsi terre e ricchezze, per espandersi economicamente. Le atrocità commesse in nome di Dio in passato sono state incommensurabili e le pulizie etniche sono ancora all’ordine del giorno. Pensare che noi difendiamo dei valori democratici sostenendo una qualsiasi guerra è pura ingenuità o perfetta ipocrisia. In nessuna guerra ci sono i buoni e i cattivi, i vincenti e i perdenti.  La guerra è insita nel DNA dell’essere umano e si ripete ciclicamente da millenni. In tutte le civiltà troviamo un dio della Guerra, archetipo del potere distruttivo della mente di ogni uomo. È la danza di Shiva che simboleggia i cicli cosmici di creazione e distruzione, l’alternanza di nascita e morte. Finché ci sarà un dio della guerra, o che saremo schiavi dei diktat economici che pochi miliardari ci impongono, le guerre andranno avanti. La guerra è la misura dell’addormentamento delle nostre coscienze. E quando non facciamo guerre materiali, facciamo guerre di opinioni e di ideologie, persino tra chi sostiene la guerra e chi la pace,  tra provax e novax, tra verdi e gialli.  Così va il mondo da millenni e, con una punta di cinismo, aggiungo che la guerra è il male inevitabile per la nostra evoluzione, per destarci dall’illusione in cui continuiamo a  cullarci. La guerra scomparirà quando l’ultimo uomo scomparirà. Ma la nostra ostinazione fa sì che andiamo avanti così

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